Cenni storici
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  • Gogna - esemplare a Grosseto
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    Gogna - cartello per colpevole
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Gogna

Il termine gogna deriva da "gonghia", che significava "collare di ferro" (che a sua volta deriva dal termine greco "goggylos", rotondo, dall'arabo "gollon" (grosso anello di ferro). In Italia il termine divenne dapprima "goglia" e poi infine "gogna".

La gogna era uno strumento medievale di tortura.
Costruito appunto come un collare in ferro che veniva applicato al collo dei colpevoli e fissato in maniera stretta. Era fissato ad una colonna per mezzo di una catena.

Col passare del tempo la gogna venne modificata.
La nuova versione prevede due tavole di legno incernierate che si chiudono una sull'altra a battere. Nella battuta erano ricavati dei fori all'interno dei quali venivano intrappolate la testa e le mani del condannato (un foro centrale grande per il collo, due fori più piccoli laterali per i polsi o addirittura le caviglie).

Solitamente i colpevoli venivano messi alla gogna nelle piazze di mercato per poter rimanere in vista dei passanti (come monito o come dimostrazione di superiorità della legge).
Veniva appeso solitamente al collo del reo un cartello con la descrizione dei reati commessi e della pena inflittagli.

Un altro tipo di gogna era il ceppo. Il colpevole veniva esposto in piazza per permettere alla gente di sfogare le proprie tensioni prendendo il malvivente come bersaglio, lanciandogli sterco, sale nelle ferite o semplicemente facendogli solletico con una piuma ai piedi o ai fianchi.

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