Cenni storici
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Sacco di Prato

Nel 1494 i Medici vengono cacciati da Firenze e viene istituita la Repubblica Fiorentina.
Niccolò Machiavelli ne viene nominato segretario.
Viene sancita un'alleanza tra i fiorentini e i Francesi che però sono costretti a lasciare l'Italia.

I Medici ne approfittano per a Firenze e Papa Giulio II (Giulio della Rovere), su insistenza del Cardinale Giovanni dei Medici (futuro Papa Leone X) pianifica di ripristinare l’antica grandezza della famiglia.
Per agevolare il piano viene richiesto all'esercito spagnolo di muovere verso Firenze.

Gli spagnoli muovono da Bologna verso Firenze incontrando sul tragitto la città di Prato.
Ben consapevoli di quello che sarebbe accaduto i pratesi inviano immediata richiesta di aiuto alla Repubblica Fiorentina perché fornisse uomoni e armi e quanto potesse servire per resistere all'assedio e reagire.
Da Firenze la risposta fu ben misera.

I militi pratesi erano molti pochi.
La città di Prato viene così difesa da poco più di 2000 militi contro l'avanzata di un esercito spagnolo che contava oltre 10.000 uomini ben equipaggiati.

Gli spagnoli si fermano prezzo Calenzano in attesa di muovere alla volta di Prato.
Il 28 agosto 1512 iniziano gli scontri. Gli spagnoli danno inizio al sacco di Prato colpendo le mura e la Porta Mercatale (che però resiste molto bene).

Dai suoi possedimenti di Sant'Anna (nei pressi di Prato) il Cardinale Giovanni De Medici segue l’andamento della battaglia.

La giornata si conclude. Gli spagnoli non riescono a entrare nella città.

Il 29 agosto, visto che la Porta Mercatale era troppo resistente, l'esercito spagnolo decide l'attacco sulla Porta del Serraglio.
Riescono ad aprire una breccia nelle mura ed entrano nella città.
Trovano però pronta una grossa concentrazione di militi pratesi che riescono a bloccare i soldati spagnoli.

Gli spagnoli cambiano nuovamente tattica decidendo di scalare le mura.
I pratesi a questo punto, capendo che non c'erano più molte possibilità di resistenza, iniziano a darsi alla fuga permettendo agli spagnoli di entrare nella città quasi indisturbati.

Al grido di “Ammazza! Ammazza!” entrano nella città e uccidono senza alcuna pietà chiunque si trovasse loro davanti.
Gli spagnoli non dimostrano rispetto né pietà nemmeno delle persone (per lo più donne, bambini e anziani) rifugiatesi nelle chiese.

Omicidi, stupri, saccheggi.
I pratesi non hanno scampo. Sono intrappolati nella loro stessa città senza vie di fuga, avendo murato tutte le porte attraverso le quali sarebbero potuti entrare i nemici spagnoli.

Il sacco di Prato dura ben 21 giorni. 21 giorni di terrore, di sangue.
Una vera e propria atroce mattanza nella quale vengono uccisi oltre seimila pratesi.
Alcuni vengono catturati e uccisi solo dopo atroci torture. Altri vengono usati per ottenere un riscatto.

Il rientro dei Medici a Firenze è pagato con la vita dei pratesi al posto di Firenze, la quale, alla luce di quanto accaduto a Prato, apre le porte agli spagnoli senza opporre la minima resistenza.

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