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  • Jorge Eielson 1980
    Cabeza de chaman VII
    Garza con figure umane
  • Suite Paracas
    Vestito cerimoniale

Eielson artista e collezionista

Dal 06/05/2013 al 02/06/2013

A Firenze la mostra dedicata a Jorge Eielson tra arte precolombiana e contemporanea

Una mostra, un incontro e una giornata di studi. Nella mostra “Eielson artista e collezionista” a Palazzo Medici Riccardi saranno esposti oltre 30 tessuti precolombiani, alcuni per la prima volta, e dipinti dell’artista peruviano.

Una garza ricamata con felini della cultura Chancay (ca. 1100-1470 d. C.), con probabile destinazione magico-religiosa; un vestito cerimoniale in cotone del periodo preincaico, maschere variopinte, veli per capelli: sono alcuni degli oggetti che saranno in esposizione, molti per la prima volta, nella mostra “Eielson artista e collezionista”, che si terrà presso Palazzo Medici Riccardi a Firenze, dedicata a Jorge Eielson (Lima, 1924 – Milano, 2006), scrittore e artista concettuale peruviano di fama internazionale.

Da lunedì 6 maggio a domenica 2 giugno sarà possibile osservare oltre 30 opere tra referti storici di varie civiltà preincaiche (quali Chancay, Paracas, Chimù), provenienti dalla collezione privata d’arte precolombiana di Eielson; saranno esposte in parallelo alle opere dell’artista, che proprio da queste culture ha preso ispirazione per la sua ricerca poetica, quali la “Suite Paracas”, tela che rappresenta figure umane stilizzate, “Unku”, abito cerimoniale di ispirazione peruviana. Non mancheranno, inoltre, i “Quipu”, celebre serie di opere di Eielson ispirate all’antico sistema di comunicazione basato sui nodi, traccia degli antichi ‘quipus amerindi’ (i nodi della cultura inca) e sintesi del legame tra le sue origini latinoamericane e l’esperienza europea. In essi convergono la pittura, l’arte plastica, la poesia, la narrativa e il teatro di Eielson. Oltre ai reperti della collezione privata di Eielson, verrà esposto un quipu originale, prestato per l’occasione dal Museo di Storia naturale di Firenze, sezione di Antropologia ed Etnologia. Le opere preincaiche giustapposte a quelle dell’artista creeranno un ideale ponte estetico concettuale tra passato e presente.

L’iniziativa è organizzata dal Centro Studi Eielson diretto dalla scrittrice e docente di letteratura ispanoamericana Martha Canfield, in collaborazione con la Provincia di Firenze e con l’Università degli Studi di Firenze. Ad aprire l’iniziativa, l’incontro, alle ore 16 a Palazzo Medici Riccardi, con il saluto del Console peruviano Manuel Veramendi i Serra; a seguire gli interventi del professor Antonio Aimi dell’Università di Milano, tra i maggiori esperti di culture precolombiane, che recentemente ha preso parte alla progettazione del museo del Complesso Archeologico di Huaca Rajada a Sipán (Perù), e di Martha Canfield.

Il programma si completa della giornata di studi, martedì 7 maggio nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Firenze (piazza San Marco n.4), dal titolo “L’America precolombiana nella cultura contemporanea”, in cui sarà analizzato l’influsso delle culture preispaniche sull’opera artistica e letteraria di Eielson in particolare, e della cultura contemporanea in generale. L’idea è quella di raccontare come queste culture, che sono state rimosse, umiliate e discriminate per secoli, siano poi tornate, negli ultimi decenni, nell’arte e nella letteratura. La prima sessione della giornata (orario 10-13) sarà presieduta dalla professoressa Silvia Lafuente, mentre la seconda sessione (15-18) da Martha Canfield.

LA MOSTRA:

Eielson ha studiato a lungo i tessuti esposti, che sono divenuti per lui fonte d’ispirazione per numerose tele, mai esposte fino ad oggi. Le oltre 30 opere saranno esposte in due sale differenti, una interamente dedicata all’opera e alle reinterpretazioni di Eielson e l’altra dedicata all’originale arte preincaica.

Tra le opere che saranno esposte per la prima volta si segnalano una maschera rituale, un abito intero da cerimonia (Unku) e la Suite Paracas. Le originalissime elaborazioni di Eielson sono tele generalmente di grandi dimensioni che riproducono figure stilizzate di animali sacri e figure umane. Oltre, naturalmente, alle sue opere di tela annodata che si rifanno ai quipus incaici. Il Quipu, un insieme di cordicelle di lana annodate, rappresentava un sistema di comunicazione codificato tramite la frequenza e la distanza reciproca dei nodi. Espressione di concetti matematici, i quipu erano usati dagli amministratori dell’Impero Inca per memorizzare informazioni sull’ammontare delle risorse agricole, per censire la popolazione, per conteggiare le tasse.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni (escluso il mercoledì) in orario 9-18. Ingresso da via Cavour 3.
La visita alla mostra è inclusa nel biglietto di ingresso al percorso Museale di Palazzo Medici Riccardi (biglietto intero 7 euro, ridotto 4 euro).

“La prima volta che ebbi tra le mani un tessuto precolombiano, avevo compiuto appena vent’anni, ma l'emozione che mi provocò non è ancora svanita. Si trattava di una ‘tela dipinto’ di Chancay, una cultura tardiva della Costa Centrale del Perù (sottomessa dagli inca prima e dagli spagnoli poi tra il 1200 ed il 1500 d.C.) di circa due metri di lunghezza per uno di larghezza, e rappresentava un gruppo di personaggi con teste-trofeo, serpenti bicefali, uccelli marini e altri elementi astratti. Tutta la tela era dipinta con solo quattro colori: rosso cinabro, ocra gialla, marrone castagna e marrone scuro. Il risultato era una specie di rito della primavera, un’entusiasmante proliferazione di creature solari che sembravano generate dai raggi stessi del sole, così inclemente in quella regione. Il pigmento naturale incorporato nella grossa trama di cotone crudo, il ritmo della composizione, la felicità e freschezza delle invenzioni, il significato cruento – la celebrazione dei loro dei, dei frutti, degli animali e dei propri morti – tutto contribuiva a fare di questo semplice tessuto uno dei più alti momenti dell'arte precolombiana, e dell'arte in generale. Ma altre emozioni mi aspettavano ancora, man mano che scoprivo la gran textilería peruviana: la pittura di Chavín, i manti ricamati di Paracas, i tessuti di Nasca e di Wari e, infine, ancora i pizzi di Chancay”.
Eielson, dal saggio sull’arte "Luce e trasparenza nei tessuti dell'Antico Perù".

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Centro Studi J. Eielson

Via Senese, 5
50124 Firenze
Telefono: 055 2398949

www.centroeielson.com

info@centroeielson.com

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